Nel
centenario della nascita di questo grande e poliedrico
cineasta, riteniamo più che legittimo tratteggiare un breve e
affettuoso ritratto, al fine di partecipare a quella che ci
auguriamo divenga da oggi in poi la sua riscoperta. La
definizione di padre del nostro cinema è la minima che gli si
possa attribuire: fu proprio Blasetti infatti, nel 1932(avendo
con solo 32 anni di età, ben tre film al proprio attivo) ad
istituire quella che venne battezzata "la scuola
nazionale di cinematografia", dove in seguito egli stesso
avrà l'opportunità d'insegnare le materie di base(regia,
sceneggiatura, recitazione).
La principale caratteristica della sua intera opera fu quella
di essere sempre all'avanguardia rispetto a tecniche, generi e
utilizzo del mezzo cinematografico. Sul finire degli anni '20
brevettò su proprio disegno un tipo di macchina da presa -
che poi non fu realizzata - da potersi considerare oggi
un'antesignana della steadycam; parallelamente esordì come
regista con "Sole"(1928).
Tra un film di propaganda e l'altro, nel '33, in pieno regime
fascista, gli viene concessa l'opportunità di girare il suo
"1860", con libero uso dei dialetti nazionali. Due
anni dopo a Cinecittà, in seguito alle sue indicazioni, si
disegnano i teatri di posa più grandi e famosi come il n. 5
(che diventerà la vera e propria "casa artistica"
di Fellini) e il n. 15. Contemporaneamente alla realizzazione
del documentario "Caccia alla volpe nella campagna
romana", dove per la prima volta in Italia viene
utilizzata la pellicola Technicolor, diede inizio ad una
trilogia storico-avventurosa("Ettore Fieramosca",
1938, "La corona di ferro", 1940, "La cena
delle beffe", 1941).
Da qui in poi nella sua filmografia troveremo i più
fantasiosi e disparati esempi di cinema, attraverso
anticipazioni di commedia brillante("Quattro passi tra le
nuvole", 1942, "Prima comunione", 1950),
kolossal("Fabiola", 1948), film ad episodi di
matrice letteraria("Altri tempi", 1952, "Tempi
nostri", 1953); in quest'ultimo film Blasetti scoprì e
valorizzò, ancor prima di De Sica, il talento e la
prorompenza espressiva di Sophia Loren, affiancandola a Totò
nell'ultimo episodio. L'anno seguente, in pieno realismo rosa,
lancerà la coppia Loren-Mastroianni in "Peccato che sia
una canaglia", successo subito replicato da "La
fortuna di essere donna", 1955(entrambi i film girati per
lo schermo panoramico).
Tra le ultime produzioni, con "Europa di notte",
1958, darà involontariamente l'avvio al filone
sexy-documentaristico dei prossimi anni '60; viene invitato
dai suoi colleghi per realizzare sequenze spettacolari
("La grande guerra" di Monicelli, 1959, "La
bibbia" di John Huston, "I due nemici" di Guy
Hamilton, 1961. Con "Io, io, io… e gli altri",
1966, satira dell'egoismo italico costellata d'interpreti
d'eccezione(Chiari, Lollobrigida, Manfredi, Koscina ecc.)
lascerà al cinema quello che verrà considerato il suo
testamento artistico. Dopo una commedia surreale-metafisica("La
ragazza del bersagliere", 1967) realizza per la TV vati
documentari a puntate, tra i quali "Gli italiani del
cinema italiano", "L'arte di far ridere",
"Il mio amico Pietro Germi".
Con la sua scomparsa avvenuta nel 1981 perdiamo un autentico
ed insostituibile maestro, da tutti sempre considerato tale
Graziano
Marraffa