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L' L’Attesa Dramma in un atto scritto e diretto da Daniela Danesi
La Ballerina Carola Lagier La Donna d’affari Alessandra Maria Buglioni La Prostituta Giulia Basili La Smemorata Daniela Danesi Il Cieco Ennio RicciardiScritto e diretto daDaniela Danesi Teatro della FormaViale della Primavera 317– Tel. 06/24407469 – cell.347/3690339 L’ATTESA Stazione ferroviaria - Sala d’attesa- La biglietteria chiusa con un’inferriata -Non ci sono indicazioni di arrivi e partenze- un tabellone completamente vuoto - in scena solo due panche- intervento musicale prepara l’entrata di Carola. Entra Carola. Ha le caviglie legate da una corda a più nodi; è affannata, stanca; alla cintura ha legate un paio di scarpette da ballo- cerca indicazioni , scruta ansiosamente tutta la scena poi grida… CAROLA: C’è nessuno qui?!. Si siede; sta qualche secondo abbandonata sulla panchina poi cerca di sciogliere i nodi ma non vi riesce- si accascia esausta raggomitolata su se stessa- Entra Alessandra , scalza, le scarpe in mano- procede in avanti sul palco, non si guarda intorno- guadagna un angolo della scena- cerca nervosamente di accendersi una sigaretta- Carola si avvicina a lei in cerca di aiuto- mostra le caviglie legate- Alessandra si spaventa, indietreggia, si porta dalla parte opposta del palcoscenico. Carola la segue, le si inginocchia accanto. CAROLA. Hai paura? Alessandra annuisce. Con uno slancio avvicina le mani alle caviglie di Carola nel tentativo di sciogliere i nodi ; non ci riesce. Poi chiede angosciata… ALESSANDRA. Perché?!!! CAROLA. Perché…perché… perché… ride istericamente Entra Giulia- si trascina dietro Daniela che barcolla, si lamenta DANIELA. Non ce la faccio più… GIULIA. Siediti e non lamentarti (bruscamente) DANIELA. E come faccio a non lamentarmi…la guerra, la prigione, la fuga…tutto questo senza sapere il perché! E’ terribile! GIULIA Oh! Poverina! Anch’io non so rispondere ai miei perché…e vorrei sapere quanti lo sanno fare! ( si guarda in giro poi rivolta alle altre due donne) Voi, per esempio, che mi guardate con quegli occhi grandi grandi sapete dirmi forse perché c’è la guerra, il sangue, la prigione, la tortura?!( un attimo di silenzio) Perché siete qui anche voi? ( non rispondono) Ah! Scusate! Permettete che mi presenti… io sono l’inquilina della cella numero dieci della prigione di Stato la cui porta si è improvvisamente aperta grazie alla magia di un uomo, o meglio della voce di un uomo, melodiosa come il suono della sua fisarmonica. Il mio misterioso benefattore mi ha dato appuntamento proprio qui alla stazione…vuole portarmi in un posto favoloso dove potrò ottenere la libertà….un posto assai improbabile, ma io gli ho creduto e lo aspetto!........ A questo punto devo presentarvi anche la mia amica di cella…...Adesso è uno straccio ma … viene dai quartieri alti, io so tutto di lei…è una donna di classe…anzi una moglie di classe…posso dirlo no?! DANIELA. Di’ quello che ti pare, per me è lo stesso…io non posso che ascoltare…. GIULIA. Sei la moglie di un politico, Ciccia!...Cerca di ricordare,…dai! Possibile che tu non riesca a ricordare il tuo maritino…morto soffocato … dalle tue cure di compagna impeccabile, bravissima a marcarlo, precisa ed invisibile come un sommergibile, come dice una canzone…non è vero, tesoro?! Eh, si! La signora si era conquistata un posto di prestigio nel buio del suo ambiente, organizzatrice di pranzi e ricevimenti per ospiti senza volto e per conto del suo padrone e signore. .Poi , ad un certo punto lui…paff! .. è schiattato, stretto dai fili della brava tessitrice. E lei che ha fatto? E’ andata in galera e da quel momento ha dimenticato tutto! Il suo passato non c’è più… cancellato… spazzato via! Bella mossa, cocca! Daniela piange, ha la testa fra le mani. GIULIA. Dai, non fare cosi’… lo sai che ti voglio bene…A che è servito, se no, tutto il tempo che abbiamo passato insieme in quella galera di merda….Come vorrei che tu ricordassi, come vorrei che tu sanguinassi come me…ma il tuo sangue è congelato…C’è una cosa che t’invidio…le lacrime! Sapete…io non piango…non escono. D’altra parte come può piangere una che ha passato dieci anni sulla strada a farsi trafiggere da mille spade irriverenti senza farsi uccidere…(aggressiva) Io ho ucciso! Ho ucciso un uomo…anzi ho ucciso cento uomini…forse di più…poi la prigione a curarmi le ferite e la compagnia di questa poveretta senza ricordi! ( guarda le altre con aria di sfida) Beh? Non vi faccio paura? Perché non andate ad avvisare le guardie? CAROLA. Tu hai parlato di prigione, di fuga…e di altro…ma la tua storia è uguale alla mia!...Anch’io sono qui per quell’uomo… anch’io lo aspetto… (Alessandra sviene- Daniela corre in aiuto- Alessandra lentamente si riprende- trema-) DANIELA. Hai freddo? ….Hai paura?... ( Alessandra annuisce) Anch’io. GIULIA. ( a Carola). La conosci? CAROLA. No… GIULIA. Non mi dire che anche tu vieni dalla prigione? No, non può essere.. non saresti cosi’ sconvolta….quella è una " scuola di formazione" ALESSANDRA. Quell’uomo vuole anche me!...Ho paura, non voglio vederlo….non voglio aspettarlo!.. DANIELA. Stai calma… ALESSANDRA. Non dovevo ascoltare quella voce…..quel suono!....Per un attimo le sue parole mi hanno illuso…ora voglio andar via! ( sta per uscire, ma Daniela la ferma) DANIELA. Credo che non possiamo tornare indietro sai? GIULIA. Non vorrai mica metterci nei guai? CAROLA. Se torni indietro è la fine per noi! Ci scopriranno! Vuoi che ci ammazzino? ( aggressiva) No! Questo non te lo permetto! DANIELA. Aspetta! Non sappiamo la sua storia!... Di che cosa ti hanno incolpato? ALESSANDRA. Ho ucciso un uomo con premeditazione. CAROLA. Tu?! E come hai fatto? GIULIA. Dove hai preso il coraggio? ALESSANDRA. Non ci vuole coraggio ad uccidere un uomo che non ami. Ho ucciso lui, così servizievole, così comprensivo…attento a non farmi stancare…la casa…i figli…tutto nelle sue mani…perfette. Uno schiavo su misura per me……Sono una donna importante io, sapete…curo gli affari di una grande industria, sono al comando io… al mio fianco non può esserci un uomo…importante quanto me… CAROLA. Anche tu hai ucciso il tuo uomo? Ah , che bella compagnia! ….Ma, allora, il nostro amico ci ha scelto!...Siamo state scelte, compagne! Qualcuno ha avuto pietà di noi… GIULIA. Ma se il tuo uomo ti ha adorato…perché l’hai ucciso? ALESSANDRA. Quando l’ho visto per la prima volta ho provato un senso di ribrezzo…poi lui ha cominciato a corteggiarmi…ovunque andavo lì lo trovavo…e più lui si faceva avanti, più il mio grande vero amore si allontanava. Ho avuto paura.. Mia madre …mi ripeteva.." non lasciartelo scappare…magari non lo trovi più uno che ti sposa" " ….ma non mi piace!... non provo niente per lui!" dicevo…"Che importa, ti ci abituerai…un buon marito…un buon lavoro… e sei sistemata!"…Sì mi sono proprio sistemata….come una pioggia, continua, ininterrotta, mi sono riversata sul mio lavoro e sono arrivata ai vertici della mia professione e intanto le mie radici marcivano. Lui, lì, imperterrito, a sbavarmi dietro, a elemosinare la mia attenzione, a togliermi il peso delle responsabilità familiari:…lui voleva indebolirmi per potermi catturare…ma io l’ho scoperto e allora l’ho annullato giorno dopo giorno con il veleno della mia indifferenza fino alla morte…..(piange) questo delitto non è servito a niente…lui non c’è più dentro di me… ma la paura…la paura è rimasta…violenta, implacabile… (silenzio) CAROLA. Perché non provate a indovinare…perché le mie caviglie sono legate (si muove a piccoli salti )Pochi istanti fa la nostra amica mi ha chiesto terrorizzata …"perché?". Non le ho ancora risposto…la sua domanda mi fa ridere da morire ( ride istericamente) Pensate che sono pazza?...Sì, è vero sono pazza…..pazza per non morire. Ballare… solo quello contava per me. Ogni muscolo pronto ad eseguire il movimento perfetto necessario…le mie membra scolpivano l’aria e mille forme si animavano e danzavano con me. Le emozioni fluivano libere, senza paura di misurarsi…il mio sogno di bambina…Sì, mio nonno musicista suonava, suonava ed io vedevo, sapete, note colorate uscire fuori da quell’immensa e misteriosa fucina nera…sinuosa…Sì, tanti piccoli esseri allegri, spensierati, timidi, malinconici si muovevano intorno a me e in breve io danzavo con loro…. Avete mai provato a ballare?...A poco , a poco ci si libera dall’abitudine di fissarsi sulle pose statiche del corpo e si comincia a lasciarsi prendere dai ritmi, dal respiro della musica, dal fluttuare delle armonie che pervadono lo spazio e lo rendono vivente. .. Il movimento deve essere sentito, colto con l’anima fino a percepire lo spazio che vive, vibra, fluttua, si avvicina, si allontana, si solleva, ampio ed immenso, si restringe…fino a contrarsi….Ballare…un tutt’uno con la mia anima…fino a dimenticare quasi che avesse un corpo. Poi è arrivato lui… bello, pieno di personalità, così convincente che in breve tempo ha avuto in mano le redini della mia vita…Il mio filtro dorato. Le mie azioni, i miei pensieri, le mie emozioni…tutto setacciato dal suo giudizio. Il mio cervello non dava più ordini autonomi…anche lui sull’attenti di fronte al grande capo e l’ordine del capo era: "IMMOBILITA’ " I muscoli delle mie gambe?.. Le mie ali? Rigide e flaccide, al tempo stesso…eccole le mie gambe legate… la mia anima vola ma il mio corpo non può seguirla…Il mio uomo… la mia zavorra…non mi è rimasto altro che ucciderlo… GIULIA. Non mi piace quello che dici. Il tuo vittimismo mi nausea. CAROLA. Ecco, un’altra venuta a giudicarmi. Benvenuta signor giudice! GIULIA. Quanto tempo sei stata ferma, " dea del movimento!", in attesa che qualcuno ti fornisse l’alibi per la tua pigrizia, per la tua debolezza…! ALESSANDRA. (a Giulia). Voglio farti una domanda.. Anche tu , come noi, hai negato l’amore. La tua vendetta contro un uomo colpevole quanto te, non ti ha portato forse alla stessa attesa compagna della nostra vita , o forse meglio sarebbe dire, della nostra morte…Non eri anche tu immobile quando giacevi sotto le voglie morbose dei tuoi clienti. La tua anima dov’era? GIULIA. Sta zitta cagasotto! Che ne sai tu del rumore del vento che porta messaggi d’amore e d’angoscia, del buio della notte che svela fantasmi di luce accecante, del freddo abbraccio della morte ogni volta che un’anima disperata paga e fruga nella tua! Vuoi sapere dov’era la mia anima? (tira fuori dalla borsa un quaderno) La mia anima è qui in questo quaderno, sporco di terra e di lacrime…la mia attesa non è rimasta vuota… le poesie, le mie poesie sbocciavano una dopo l’altra e le parole si muovevano nell’aria facendola vibrare in forme perfette di vocali e consonanti. Durante l’attesa ho parlato col mondo, durante l’attesa ho amato l’uomo che non mi ha tradito, l’uomo che non ho ucciso, l’uomo che non c’è…(piange) Daniela si avvicina a Carola DANIELA. Da quanto tempo sei in queste condizioni? CAROLA . Che t’importa, smemorata? Perché non ti preoccupi del tuo passato? ALESSANDRA. Perché non fai pace con te stessa? CAROLA. O, insomma, fatela finita! Tutti giudici, venuti condannarmi altro che compagne di viaggio! ( si affanna a togliere la corda) Questi maledetti nodi! Aiutatemi, vi prego! Mi soffocano! ALESSANDRA.. Ho provato….non è possibile…. Non è possibile! (Carola si rivolge ora a Giulia) GIULIA. Perché dovrei occuparmi dei tuoi nodi? Non ci tengo ai tuoi ringraziamenti! CAROLA. ( rivolgendosi a Daniela) Beh? La suorina non dice niente? Non emette la sua sentenza? DANIELA. Come volete che parli una che non ha coscienza della sua esistenza. Tutti sanno chi sono, che ho fatto e perché l’ho fatto…la mia vita…è fuori di me… CAROLA. Ah! Allora è vero! La tua amica non sbaglia! Il tuo forte è il lamento! Beh, allora, voglio dire una cosa a tutte e tre! Voi siete prigioniere quanto me! E la morsa che vi stringe è la stessa che stringe le mie caviglie! Non vi chiederò più di liberarmi! Aspetto lui! Aspetto il suono della sua fisarmonica! GIULIA. Povera sciocca! Povera libellula dalle ali spezzate! Tu sei semplicemente incapace di camminare con le tue gambe! CAROLA. Frena la corsa! Da quando sei entrata in questa sala d’aspetto non fai altro che sputare sentenze…hai una condanna per tutti…eppure come noi hai ucciso!...come noi stai pagando!...come noi aneli alla libertà…e allora frena! E aspetta anche tu, buona buona la partenza del tuo treno! GIULIA. Io non sono stata mai " buona buona" ad aspettare! CAROLA. ( ride) L’avete sentita? E che facevi, allora, sulla strada…? I tuoi clienti li andavi a prendere direttamente a casa? GIULIA. Stupida! Fai finta di non capire eh? Sei una vigliacca! Tu paziente hai aspettato che il tuo uomo arrivasse a far spazzatura della tua vita…l’hai lasciato fare fino a che l’hai trasformato in un mostro da uccidere…Se solo tu avessi avuto la forza e il coraggio di fermarlo alla prima mossa lui sarebbe ancora vivo e tu la tua libertà non saresti dovuta andartela a cercare tanto lontano! ALESSANDRA ( a Giulia)Tu sei una che brucia le tappe. Sì tutto sommato sei diversa da noi che abbiamo aspettato tempi di lungo , lento massacro prima della ribellione dispensatrice di morte e di galera, ma come noi invece, ferita dal non amore, hai scelto di uccidere per non essere uccisa hai negato l’amore anziché cercarlo …. perchè non provi ad avere… paura… come noi? Silenzio. Daniela accenna ad una musica dapprima con la voce, poi con i passi. Si porta al centro della scena. DANIELA Nessuno fa domande alla smemorata? E’ vero non posso parlarvi del mio passato perché ho deciso di non tornarci più nemmeno coi ricordi. Ma posso dirvi tanto …del qui ed ora. Perché non mi domandate, per esempio , cosa ne penso di questo strano evento che ci accomuna così intimamente: Non vi meraviglia il fatto che quattro anime disperate come noi si ritrovino un giorno in uno stesso luogo , alla stessa ora, pronte a partire per uno stesso destino scelte e dirette da una stessa mano? Tutte voi difendete le vostre sofferenze, così ancora terribilmente presenti e vi lacerano…nonostante la prigionia…Sapete… durante quella lunga attesa lontano dal mondo ho avuto tempo per strappare uno dopo l’altro i fili che mi legavano al passato. Svuotare la mia mente è stato come togliermi la carne di dosso…tutto il mio corpo bruciava e l’aria intorno a me era irrespirabile…poi il suono … e la nebbia si è fatta pioggia… ristoratrice…che… ha lavato via la mia memoria di sale e nitida si è fatta la memoria del mio sangue…la porta della mia prigione si è aperta… e tu , sorella, come in un turbine, mi hai trascinato qui…ti ringrazio!... Amiche, care, dolci amiche… voglio confidarvi un meraviglioso segreto…..Quando il passato toglie le unghie dal nostro corpo..ci si ritrova soli.. ma ci si ritrova ! E scopri con la meraviglia di un bambino che da sempre è stato così…la solitudine… fin dalla nostra discesa sulla terra… Oh! Se potessimo accorgercene subito! Come sarebbe leggero e spedito il nostro passo! Hai ragione, ballerina, la corda che lega le tue caviglie è la stessa che ha legato me, la prostituta, la donna d’affari… ed è la stessa corda che si è stretta intorno al collo dei nostri uomini e ci ha reso vittime e carnefici… Non sono forse nostri i lunghi tempi aggrappate ad una vita che è fuori di noi? … E. quando la presa ci è mancata siamo precipitate giù.. fino in fondo alla nostra incredulità…poi con le ossa rotte ci siamo rialzate e abbiamo ricominciato la scalata… e così avanti nell’illusione totale! Poi…d’improvviso la caduta degli ideali…. arriva…. Benefica…ci uccide e ci vivifica allo stesso tempo e ci porta qui! Qui …ora…possiamo finalmente conoscere la nostra meta….lui ci guiderà… GIULIA. Tu… debole compagna di cella… lagnosa amica di tanto tempo… ora mi sveli la tua forza… eppure….quando ti ho trascinato qui…ho creduto…che non ce l’avremmo fatta… ALESSANDRA. Ho lottato contro il freddo della paura… le mie gambe hanno rischiato di spezzarsi…. CAROLA. La corda… non è riuscita a fermarmi… DANIELA. Voglio raccontarvi una fiaba che ho ascoltato un giorno da una vecchia detenuta, durante l’ora d’aria. E’ la storia di una capra che scala sicura le vette di un monte dalle pareti ripide…per lei non è un problema…è un terreno conosciuto… e gli zoccoli si muovono lenti…ma sicuri. La capra arriva fino alla cima ma qui si accorge che dall’altra parte della montagna c’è il mare…un mare in tempesta; per un attimo pensa di tornare indietro…ma voltandosi si rende conto che quella roccia, che lei conosce bene, non le risparmierebbe la morte. Allora, raccoglie tutta la sua voglia di vivere e si getta fra le onde…Gli Dei, commossi, decidono di premiare la capra facendole spuntare la coda di pesce… così potrà navigare a nuova vita… Ecco, noi siamo qui, ora…come la capra in cima alla montagna…pronte per il tuffo nel mare. Non è più tempo di tornare indietro e dobbiamo lasciare andare il nostro bagaglio… Inizia gradatamente a sentirsi il suono della fisarmonica. A poco a poco si delinea la figura di un uomo seduto. E’ sempre stato in scena dietro un velo di garza. Ora la luce è su di lui e le figure delle donne vanno in ombra e si avvicendano a turno come in un girotondo sul proscenio. DANIELA . Uomo! Che conosci i segreti della nuova vita! Che mi inviti a danzare nella luce in cambio del mio bagaglio!...Ecco!... La mia fede!...Qui c’è tutta la mia storia recente…in questo piccolo cerchio sono impressi tutti i miei ideali!...Questo!...In cambio della libertà! Daniela lascia con passo di danza il posto a Giulia che avanza stringendo fra le mani il suo quaderno di poesie. Ne recita una. Lunghe notti passate ad ascoltare l’incerto respiro del bosco profondi sono gli sguardi di chi aspetta, incantato dal dolce frusciare di foglie spente ormai anche le luci delle case mute stelle in attesa. Giulia prosegue il suo giro ed è il turno di Carola che attraversa la scena con forme euritmiche Arriva Alessandra. In mano ha una lettera aperta. ALESSANDRA. Amore mio, non ti ho mai perso…ecco le tue lettere…le mie…antica memoria di una vita felice riemergi , nitida, dalla paura come il mito di Atlantide…. Legge la lettera e alla fine ALESSANDRA. Questo….in cambio della libertà! Passa di nuovo Daniela a cui segue Giulia che recita un’altra poesia GIULIA Oscillanti moti dell’anima prorompenti desideri di lontananze verdeggianti isole carezze di mare… GIULIA: Questo in cambio della libertà ALESSANDRA. (legge un’altra lettera d’amore) "Questo in cambio della libertà" La musica cessa di colpo. Voce del cieco CIECO. Prendete l’arpa e lasciate che io canti Sfiorate le corde, l’argentea e la dorata; Voglio cantare l’uomo intrepido Che sterminò il drago della valle, poi lo guardò colmo di pietà. Prendete l’arpa e con me intonate il canto, come tempesta lui squassa la foresta e spezza il ramo secco e senza foglie e spinge la radice vivente ad annidarsi più profonda nella terra. Prendete l’arpa e con me intonate il canto, No, compagne, fermate la mano. Lasciate l’arpa, e venite intorno a me, vi ripeterò le sue parole vi narrerò le opere sue: l’eco della sua voce è più profondo della nostra passione. CAROLA. Finalmente! GIULIA. Parlaci del nostro viaggio!...Perché non volgi lo sguardo? ALESSANDRA. La nostra guida non ha occhi per noi? DANIELA. I tuoi occhi non possono vederci….chi sei? CIECO. Quattro volte sono nato, quattro volte sono morto dal tempo del nostro incontro…ed ecco, sono vivo ancora una volta…per te… DANIELA. Tu sei la pioggia ristoratrice… GIULIA Tu sei il vento che porta messaggi d’amore…. CAROLA Tu sei la musica della mia anima… ALESSANDRA Tu sei la quercia che si staglia sulla vetta…. CIECO. Maestro, maestro di poesia, Maestro di parole pronunciate, Maestro di parole cantate, hanno costruito templi per dare dimora al tuo nome, e sopra ogni altura hanno innalzato la tua croce, ignoti nella processione degli ignoti: questo vogliono essere; e amano soggiacere al dolore, il loro dolore, e rifuggono dal conforto della gioia: e un’afflizione , muta e senza forma, le rende creature solitarie con cui nessuno s’intrattiene. Attorniati da parenti e conoscenti, vivono nel timore, solitari; eppure non amano la solitudine. Vogliono piegarsi verso oriente quando soffia il vento da occidente. Buio in scena poi subito luce – l’uomo è in piedi accanto alla prima donna sulla sua sinistra, la prende per la vita e con lei inizia a ballare un tango- |
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