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Il
titolo si riferisce a una delle tante "favelas" di Rio de
Janeiro e ci racconta il quotidiano di quella popolazione. La maggior
parte degli attori sono ragazzi poveri delle "favelas", che non
hanno mai studiato da attori. Buscapé, il narratore, ci conduce in questo
viaggio che comincia negli anni ‘60 e finisce al inizio degli anni
‘80. Lui cresce in questo ambiente che diventa sempre più violento anno
dopo anno.
Fare parte di questo gioco sembra la cosa più logica, ma per sua fortuna
scopre di avere gli occhi di un artista. E poi, quasi per caso, diventa
fotografo professionista, un fatto che lo porterà a liberarsi da quel
mondo, a liberarsi da una violenza che sembra infinita.
Ma Città di Dio non è solo un film. È un avvenimento nella vita
politica, culturale e sociale brasiliana. La pellicola rivela al resto del
mondo – e anche a noi stessi – che quello che vi si racconta è troppo
ignobile. La vera protagonista è la "favela". È lì che decine
di storie si mescolano rivelando quell’universo particolare. Storie di
amore, violenza e lotta. Storie reali e sorprendenti.
recensione
di Marco Capitelli
ore 2,30 22 aprile 2003
Erano
anni che non uscivamo da un cinema con un vero nodo alla gola e non
sono state le scene di sangue di Cidade De Deus, ma i volti dei ragazzi a
sconvolgerci ,ma i loro corpi e gli sguardi nella corsa per la guerra tra
bande di giovanissimi.
La corsa furiosa , fatta di colpi di pistola, dietro ad una gallina che
percorre tutta la Favella e gira sotto le ruote di un ennesima macchina
scassata, quasi a voler per forza sopravvivere .
La corsa che si ferma sul crepitio di colpi esplosi in faccia e coltellate
allo stomaco.
E la fotografia che fissa le immagini e diviene alternativa alla
violenza
, fotografia quindi cinema e arte come via d'uscita .Si perché
il
protagonista è la macchina fotografica(che potrebbe oggi diventare la
cinepresa) di uno dei ragazzi(Buscapé), , il più sensibile , che
è subito
il più sensibile ma è proprio attraverso l'amore per la macchina
fotografica riesce a staccarsi e diviene il narratore della storia della
Favella ,della Città di Dio insomma.
Si, un film girato coinvolgendo veramente i ragazzi della favella , un
film vero che nella realtà nasce e lacera .E nella realtà più vera e
nera
vuole intervenire a cambiarla davvero.
Il regista ha lavorato benissimo facendo per mesi lezioni di Cinema nella
favella ,con i protagonisti della strada,portandoli via dalla strada sino
ad aprirgli una possibilità di diventare attori, forse una nuova
generazione di attori per il cinema sudamericano che diviene mondiale e
traccia un discorso sulla violenza che ci pare universale . Scuola di
cinema che esce dalle aule e dai santuari preposti sino a raccogliere per
strada e creare dalla strada E cinema e realtà si intrecciano come
rivelazione e superamento, riscatto e violenta necessità di vivere. e
rappresentare la vita.
Mi ricordo il nostro film Mery per sempre, in cui tutti gli attori presi
dalla strada ,credo proprio più o meno tutti ,sono poi morti in maniera
violenta,testimoniando che la violenza in italia non è poi molto diversa,
nella sostanza, da quella dell'america del sud : è sempre morte prematura
e assurda.Morte di droga , di fuoco,di polizia ,di potere Vorrei vedere
gli attori di questo film non morire nella realtà e recitare in altri
film
ancora , magari cosi belli e ridare al cinema senso e partecipazione,
impegno e arte , arte vera.quella che nasce dal bisogno di capire ,
penetrare e magari tentare di ribaltare la quotidianità violenta.
Si vi potrà sembrare assurdo ma il film è un messaggio che dalla cruda
favella manda un messaggio di speranza, una speranza vera perché non nega
il drammatico e crudo susseguirsi di omicidi efferati e violenze oltre
l'immaginabile per noi europei , dall'adultera sepolta viva alla prova di
iniziazione di dover scegliere quale ragazzino uccidere tra due amici
terrorizzati, Evidenzia l'intrecciarsi della guerra per bande con droga e
polizia ,quindi non violenza in assenza di potere ma coltivata dal
potere
perché" dove c'è un arma c'è chi la fornisce" e pistole e
fucili non
possono che arrivare dal potere sia quello dei produttori di armi che dei
poliziotti .
Città di Dio ,Cidade de Deus ,City of good.
Un film in cui l'atmosfera è la fotografia stessa e l'incalzare
delle
inquadrature diviene ritmo delle tue sensazioni. Diretto in maniera
magistrale da un regista che intensamente ha partecipato e vissuto assieme
agli attori la storia del film,
Anzi arriverei a dire che è il film che è la storia stessa del regista
con
tutto l'amore e la voglia di vedere vivere i ragazzi di tutte le americhe
del sud.
Il regista ,Fernando Meirelles alla fine della proiezione era appena
arrivato dal Brasile e ci ha chiesto di parlare bene del film se ci era
piaciuto , di evitare di parlarne se non ci era piaciuto.
Be dopo averlo visto e sentito in lingua originale con i sottotitoli in
Italiano devo dire che per me quella era diventata la dimensione normale
e mi sono accorto dell'altra lingua dei dialoghi , solo alla fine
quando
sono tornato a sentire vicino a me parlare un linguaggio per me
diventato
meno violento ,l'italiano appunto.
Ultima nota: City of God -il titolo della versione in lingua italiana che girerà per
le sale: per non sbagliare ce li metterei tutti e tre.
Anche per sottolineare l'internazionalità del senso del film
Cidade De Deus ,City of God,Città di Dio
sottolineando che solo il primo è quello vero.
marco capitelli
http://www.archivioimmaginicinema.com/cidadededeus.htm
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