link su cinema e resistenza
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il
cinema
sulla
resistenza
a SARTRE A ROMA
2 - 18 maggio 2002
MORTI SENZA SEPOLTURA PORTE CHIUSE dittico
prima presentazione nazionale
progetto di teatro ed iniziative collaterali
AUDITORIUM DI MECENATE MUSEO STORICO DELLA LIBERAZIONE DI VIA TASSO CASINO
DI VILLA MASSIMO FORTE BRAVETTA
PRESENTAZIONE
Il progetto consiste nella presentazione della messinscena in forma di
dittico di due testi esemplari di Jean-Paul Sartre, che affrontano il tema
della morte e della memoria.
Ciò che accomuna le due messinscene, che verranno proposte in maniera
autonoma ma consequenziale, è la dimensione “laboratoriale” e “povera” di
una ricerca teatrale basata sulla forte vicinanza tra gli attori e un
numero limitato di spettatori.
“Morts sans sepolture” rivela l’impossibile dialettica tra torturatori e
torturati costretti a sopravvivere e, poi, a morire, prigionieri, ma
liberi per l’unico, ossessivo vincolo, la scelta individuale, l’impegno
per la libertà, che tronca il limite razionale dell’essere, e trasforma
l’uomo del giorno in creatura scomposta e disorientata dal mostro
quotidiano: la perdita, il rifiuto di noi stessi, il nostro trascinarci
come carcasse, cadaveri eterni in ogni momento della vita: una ricerca,
nella pratica d’attore, della creazione di un teatro di situazione, al di
là della forza ideologica del riproporre oggi i contenuti dell’impegno
politico e il tema della Resistenza nella Seconda Guerra Mondiale.
Speculare, perché sempre teatro di situazione dove l’uomo è “chiuso in una
stanza”, non più prigione ma metafora dell’inferno, è la messinscena di
“Huis Clos” testo-cardine della cultura del Novecento, quasi episodio
finale del teatro borghese e della cultura che lo ha generato: ed è
l’esposizione di una situazione limite, oltre il realismo ma senza
l’astrazione assoluta della metafora, la sfida di riproporre un teatro da
palcoscenico che eluda la dimensione pseudo-logica del racconto alla
ricerca di una “credibilità” nuova. “(...) Niente più caratteri : gli eroi
sono altrettante libertà prese in trappola, come tutti noi. Quali sono le
vie d’uscita ? Ogni personaggio non sarà che la scelta di una via d’uscita
e varrà la via d’uscita scelta (...) La via d’uscita s’inventa. E
ciascuno, inventando la propria, inventa se stesso. L’uomo è da inventare
giorno per giorno“ (da “Che cos’è la letteratura ?”)
La scelta è “esemplare” perché consente di affrontare i temi fondanti
della libertà e della responsabilità proponendone una traduzione scenica
specifica e pertinente.
“Morti senza sepoltura” e “Porte chiuse”, già affrontati in sede
laboratoriale in una prima fase del progetto, realizzata a Roma in
collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune e con
il Dipartimento di Filosofia dell’Università “Roma Tre”, sono stati
successivamente rappresentati con successo, in una forma scenica più
sviluppata, al Teatro India di Roma nell’ambito di una manifestazione
dedicata a Sartre (26,27,28 ottobre 200l) promossa dall’ Assessorato alle
Politiche Culturali del Comune di Roma e dal Teatro di Roma. Entrambi i
testi non hanno avuto una prima nazionale in forma di dittico. In un
contesto nazionale che ci porterà a proporre la manifestazione a Napoli,
Sant’Anna di Stazzema ed altri luoghi, vorremmo individuare una
manifestazione centrale a Roma, dove questo progetto è nato con il
sostegno e il patrocinio del Comune di Roma, Assessorato alle Politiche
Culturali, dei municipi e delle istituzioni ed associazioni coinvolti.
JEAN-PAUL SARTRE A ROMA (dal 2 al 18 maggio 2002) vuole portare le
rappresentazioni del dittico in luoghi importanti tra i quali IL MUSEO
STORICO DELLA LIBERAZIONE DI VIA TASSO e FORTE BRAVETTA e mira al
coinvolgimento di luoghi e realtà particolarmente significativi.
Alle rappresentazioni verranno affiancati una serie di incontri su
Jean-Paul Sartre e i temi dell’impegno dell’intellettuale e della
resistenza in collaborazione con il Gruppo di Studi Sartriani di Roma e
con la partecipazioni di illustri personalità della cultura italiana.
Saranno inoltre realizzate due esposizioni iconografiche e fotografiche
con cicli di videoproiezioni su JEAN PAUL SARTRE E L’ITALIA e sulla
RESISTENZA NEL CINEMA ITALIANO in collaborazione con l’Archivio Immagini
Cinema di Roma. La manifestazione è pensata ad ingresso libero con la
condizione, per gli spettacoli teatrali, del numero limitato di
spettatori, per cui verrà realizzato un sistema di prenotazione.
L’associazione Ombra intende realizzare questo progetto in collaborazione
con il Gruppo si Studi Sartriani di Roma, Archivio immagini Cinema, la
Casa dei Diritti Sociali, l’associazione Esquilino Domani.
http://www.archivioimmaginicinema.com/





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Filmografia sulla resistenza italiana al nazifascismo
Anni '40 Roma città aperta -Roberto Rossellini - 1945 Giorni di Gloria -
Mario Serandrei - Docum. autori vari - 1945 Due lettere anonime - Mario
Camerini - 1945 Paisà - Roberto Rossellini - 1946 Il sole sorge ancora -
Aldo Vergano - 1946 Un giorno nella vita - Alessandro Blasetti - 1946 La
nostra guerra - Alberto Lattuada - Docum. - 1946 Pian delle Stelle -
Giorgio Ferroni - 1946 O' sole mio - Giacomo Gentilomo - 1946 Avanti a lui
tremava tutta Roma - Carmine Gallone - 1947 Il corriere di ferro -
Francesco Zavatta - 1947 Vivere in pace - Luigi Zampa - 1947 Gli uomini
sono nemici - Henri Calef-Ettore Giannini - 1948 Un piccolo esercito nelle
Langhe - F. Lulli - 1949
Anni '50
Achtung!
Banditi - Carlo
Lizzani - 1951 Penne nere - Oreste Biancoli - 1952 Cento anni d'amore (
episodio Gli ultimi dieci minuti - Lionello De Felice ) - 1954 Lettere di
condannati a morte della Resistenza italiana - F. Fornari - Docum. - 1953
San Miniato, luglio '44 - V. Orsini - Paolo ed Emilio Taviani - Docum. -
1954 Gli sbandati - Francesco Maselli - 1955 I sette contadini - Elio
Petri - Docum. - 1958 Il generale Della Rovere - Roberto Rossellini - 1959
Anni '60
Il carro armato dell'8 settembre - Gianni Puccini - 1960 Era notte a Roma
- Roberto Rossellini - 1960 Il gobbo - Carlo Lizzani - 1960 la lunga notte
del '43 - Florestano Vancini - 1960 16 ottobre 1943 - Ansano Giannarellli
- Docum. - 1960 Tutti a casa - Luigi Comencini - 1960 Via Tasso - Luigi Di
Gianni - Docum. - 1960 Il volto della guerra - Libero Bizzarri - Docum. -
1960 Dieci italiani per un tedesco - F.W. Ratti - 1961 I due marescialli -
Sergio Corbucci - 1961 Un giorno da leoni - Nanni Loy - 1961 La guerra
continua - Leopoldo Savona - 1961 Legge di guerra - Bruno Paolinelli -
1961 La "menzogna" di Marzabotto - Carlo Di Carlo - Docum. - 1961 L'oro di
Roma - Carlo Lizzani - 1961 Tiro al piccione - Giuliano Montaldo - 1961
Una vita difficile - Dino Risi - 1961 All'armi siam fascisti! - Del
Frà-Mangini-Miccichè - 1962 Le quattro giornate di Napoli - Nanni Loy -
1962 La mano sul fucile - Luigi Turolla - 1963 La ragazza di Bube - Luigi
Comencini - 1963 Il terrorista - Gianfranco De Bosio - 1963 La buona
stagione - Renzo Renzi - Docum. - 1965 La donna nella Resistenza - Liliana
Cavani - Docum. - 1965 L'età del ferro (4a parte) - Roberto Rossellini -
1965 Fossoli - Carlo Di Carlo - Docum. - 1965 Le stagioni del nostro amore
- Florestano Vancini - 1965 La strada più lunga - Nelo Risi - 1965 Andremo
in città - Nelo Risi - 1965 Una questione privata - Giorgio Trentin - 1967
I sette fratelli Cervi - Gianni Puccini - 1968
Anni '70
Corbari - Valentino Orsini - 1970 Vidali, una lezione di antifascismo -
Franco Giraldi - Docum. - 1971 La giornata del partigiano - A.A.V.V. -
Docum. - 1972 Rappresaglia - George Pan Cosmatos - 1973 Il 1943 - Ansano
Giannarelli - Docum. - 1973 Anno Uno - Roberto Rossellini - 1974 C'eravamo
tanto amati - Ettore Scola - 1974 Mussolini ultimo atto - Carlo Lizzani -
1974 Libera amore mio - Mauro Bolognini - 1975 Salvo d'Acquisto - Romolo
Guerrieri - 1975 L'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Natale -
G.V. Baldi - 1975 L'Agnese va a morire - Giuliano Montaldo - 1976
Novecento - Atto II - Bernardo Bertolucci - 1976
Anni '80
Uomini e no - Valentino Orsini - 1980 La disubbidienza - Aldo Lado - 1981
Piazza Loreto - Damiano Damiani - Docum. - 1981 Le prime bande - Paolo
Gobetti - 1981 La notte di San Lorenzo - Paolo ed Emilio Taviani - 1982
Notti e nebbie - Marco Tullio Giordana - 1984 Assisi Underground -
Alexander Ramati - 1984
Anni '90
Il caso martello - Guido Chiesa - 1991 Nemici d'infanzia - Luigi Magni -
1995
Duemila
Il partigiano Johnny - Guido Chiesa - 2000 I nostri anni - Domenico
Galianone - 2001
da Roma città aperta al Partigiano Jonny
LA RESISTENZA NEL CINEMA ITALIANO manifesti e fotografie
originali del cinema italiano e non solo come testimonianza e memoria
della Resistenza (da Roma città aperta al Partigiano Jhonny) un ciclo di
sette videoproiezioni di films più o meno conosciuti sulla Resistenza (da
Roma Città Aperta al Partigiano Jhonny)titoli in corso di definizione IL
CINEMA La produzione di film sulla Resistenza, che si inserisce nel clima
del neorealismo, è sterminata e si divide nelle seguenti categorie:
Documentari Giorni di gloria regia di G. De Sanctis Film Roma città aperta
e Paisà regia di R. Rossellini, Un giorno nella vita regia di A. Blasetti,
Il sole sorge ancora regia di A. Vergano (prodotto dall'ANPI), Tutti a
casa regia di L. Comencini, La notte di San Lorenzo regia dei fratelli
Taviani Trasposizione cinematografica di romanzi La ragazza di Bube regia
di L. Comencini, L'Agnese va a morire regia di G. Montaldo, Uomini e no,
libera versione del romanzo di Vittorini, regia di Orsini. C'è poi
un'ulteriore suddivisione non di genere, ma cronologica: l'immediato
dopoguerra dove si collocano le opere di Rossellini, di Blasetti e De
Sanctis; gli anni Sessanta quando compaiono i film di Comencini; gli anni
Settanta-Ottanta che propongo l'ultima stagione dei film resistenziali con
i lavori di Montaldo e Orsini. Si potrebbe proporre la visione di tre
pellicole: un documentario, un film, la trasposizione cinematografia di un
romanzo. Per esempio: Giorni di gloria (1945) Giorni di gloria presenta,
attraverso una trasposizione cronachistica dei fatti, la rievocazione
dell'oppressione nazifascista dal settembre 1943 alla Liberazione del Nord
e nonostante la parte dedicata alle azioni dei partigiani sia piuttosto
debole, è comunque un documento in presa diretta. Roma città aperta (1945)
Roma città aperta, oltre alle magistrali interpretazioni di Anna Magnani e
Aldo Fabrizi, ha il pregio di proporre un'interpretazione della
Resistenza, mentre il fenomeno è ancora in corso, diventando quindi vera e
propria testimonianza. La storia è quella di un prete che aiuta un
partigiano trovandogli rifugio nella casa di un operaio: l'operaio sarà
catturato dai tedeschi, la sua donna sarà uccisa mentre tenta di
rincorrere il camion che lo porta verso una fine atroce fatta di torture;
il prete naturalmente sarà fucilato. L'Agnese va a morire (1963) L'Agnese
va a morire, pellicola che si ispira alla poetica del Neorealismo,
cercando però di aggiornare i contenuti del romanzo della Viganò con una
sfumatura di femminismo più consapevole. Il film di Montaldo mostra, fra
gli interpreti, una splendida Ingrid Thulin nella parte dell'Agnese e
l'italiano Massimo Girotti nella parte di Palita. (Le immagini sono tratte
da B. Bonino, Il cinema racconta la Resistenza, Torino, Paravia, 1979) La
visione dei film dovrà essere guidata in modo da insegnare agli studenti a
cogliere le peculiarità di quella che Pierre Sorlin chiama la messa in
forma (Cfr. Storia e cinema: tra immagini e realtà in AA.VV. La cinepresa
e la storia, Edizioni scolastiche Bruno Mondadori, 1985). Partendo dal
presupposto che qualsiasi riproduzione prevede il ricorso ad uno strumento
legato a precisi obblighi tecnici e sintattici, per esempio la lingua
manca di simultaneità e quindi deve ricorrere alla successione, resa
attraverso gli avverbi, mentre il cinema difetta di causalità e deve
supplire al problema con la lingua, sarà compito dell'insegnante guidare
l'interpretazione del film scelto, fornendo ai ragazzi le minime
informazioni necessarie per evidenziare come lavora la macchina
cinematografica. L'analisi sarà svolta, naturalmente, in modo semplice ma
esaustivo. Si inizierà dallo studio della realtà filmata per capire come
viene trasposta la realtà dei fatti. Quindi sarà opportuno spiegare che un
film è frutto di un lavoro di squadra fra regista, tecnici, attori,
produttori e distributori; per continuare con un accenno al modo di
raccontare, che implica uno sguardo all'organizzazione delle immagini; per
concludere con una valutazione ideologia del messaggio veicolato dal film.
parole e immagini della Resistenza italiana [ Home ] [ Su
] IL CINEMA, LA RESISTENZA E LA RESISTENZA DEL CINEMA dI Walter Veltroni
Il rapporto fra il cinema italiano e la resistenza è sempre stato forte e
profondo; robusto al punto che,per un lungo periodo, in una parte pubblico
l’idea di questo tipo di film ha coinciso con quella del neorealismo.
Quest’ identificazione, tutt’altro che priva di significati , anche
profondi, ha alle origini motivi ricollegabili sia alla sorte del paese,
sia ad alcuni grandi film realizzati nell’immediato dopoguerra. Infatti,
in nessun’altra nazione europea ad eccezione della ex-Iugoslavia,la lotta
armata antifascista ha assunto un respiro e ha stabilito radici popolari
così profonde quanto in Italia. Non in Germania ove il fenomeno
resistenziale è stato un fatto d’èlite, non in Francia ove seppur su scala
molto ampia ha conservato sempre un carattere militar- patriottico, non
nei paesi del Centro Europa ove vari elementi della propraganda
nazifascista, prima fra tutti l’antisemitismo, trovarono terreno fecondo
anche in parte dai ceti popolari.Tutto questo ha fortemente influenzato
sia gli autori sia una parte del pubblico, quantitativamente minoritaria,
ma qualitativamente determinante per la formazione della cultura
complessiva del paese.Del resto le condizioni materiali d’Italia di quegli
anni, con le ferite della guerra ancora aperte, facilitarono
l’identificazione fra cinema resistenziale e realtà quotidiana. Questo
spiega come alcune delle opere che hanno fatto grande quella stagione del
nostro cinema, siano diventate, con il passare del tempo, veri e propri
documenti sociali e politici. Ciò è vero per testi di grande respiro,
primo fra tutti “Roma città aperta” (1945) di Roberto Rossellini, ma anche
film abitualmente meno citati come “O sole mio”(1645) di Giacomo Gentilomo,
“Il sole sorge ancora” (1946) di Aldo Vergano, “Achtung! Banditi”(1951) di
Carlo Lizzani e molti altri, forse artisticamente non del tutto riusciti,
ma significativi di un settore comune che per lungo tempo fu tutt’uno col
fare cinema. Dopo questa prima fase ci fu, a partire dall’offensiva
andreottiana tesa a far sì che “i panni sporchi” fossero lavati in
famiglia, un lungo periodo di silenzio durato sino alla svolta degli anni
sessanta. In quel momento,ancora una volta in sintonia con gli umori che
si agitavano nel paese, il cinema italiano riscopre la Resistenza.Il fatto
avviene in significativa coincidenza con la sollevazione popolare che
accompagna il tentativo - allora abortito! - di rimettere in gioco i
neofascisti del MSI facendoli partecipare come puntello determinante al
Governo Tambroni; E’ un “secondo tempo” che segna un approccio più
dialettico ai fatti. Cadono i toni meccanicamente esaltativi e roboanti e
lo sguardo dei registi si addentra in osservazioni più sfaccettate, in
analisi meno schematiche. Nascono film come il “Il Generale Della
Rovere”(1959) di Roberto Rossellini non a caso tratto da un racconto di
Indro Montanelli, che ha al centro Giovanni Bertone un imbroglione e un
profittatore di guerra che, davanti alla brutalita’ nazista ritrova una
sussulto di dignità e di umana grandezza. Simile la prospettiva che sarà
adottata da altri registi come Dino Risi (”Una vita difficile”, 1961),
Nanni Loy (Un giorno da leoni”, 1961), Giuliano Montaldo (“Tiro al
piccione”, 1961), Luciano Salce (“Il federale”, 1961), Gianfranco De Bosio
(“Il terrorista”, 1963). Vanno ricordati in modo particolare, i lavori di
Giuliano Montaldo e Luciano Salce che, per primi, ebbero il coraggio di
guardare oltre la barricata, portare in primo piano coloro che avevano
aderito alla Repubblica di Salò per sbandamento o imbecillità. Fra queste
opere un posto particolare lo occupa “La ragazza di Bube” diretto nel 1963
da Luigi Comencini sulla falsariga dell’omonimo romanzo di Carlo Cassola.
All’epoca il film fu duramente attaccato dalla critica militante scottata
dalla “delusione di Cassola” e il “qualunquismo di Comencini”. Rivista
oggi, quest’opera è di tutt’altro spessore e lo smarrimento che trascina
Bube dalla lotta partigiana al crimine in tempo di pace, appare il segno
di uno sbandamento generazionale che va ben oltre il puro dato sociale o
politico. L’ex- partigiano appare il naufrago di una stagione dominata
dalla violenza e che non sa adattarsi al ritorno alla ragione. Perciò bene
ha fatto Bruno Rinaldi a dedicare una delle sue acqueforti a quest’opera
quasi dimenticata e, in quegli anni, oggetto di discussioni e furiosi
attacchi; e che questa scelta poggi su una solida comprensione del valore
di quell’opera lo dimostra proprio lo stile e la qualità del lavoro
grafico con il manifesto del film coronato da oggetti diversi, quasi
visione di una vetrina o squarcio di una angolo di solaio in cui sono
state riposte cose che credevamo inutili e che oggi ci ritornano fra le
mani ricche di valore. Vi è, poi, un’altra fase del rapporto fra cinema e
Resistenza, un “terzo tempo” che coincide con gli anni più cupi del
terrorismo, quanto vengono realizzati alcuni film – non molti in verità,
ma di grande interesse – che ruotano attorno al tema della “resistenza
tradita” quale causa remota, ma pesante dell’esplodere della violenza
brigatista. Titoli come “Uomini contro”(1980) di Valentino Orsini o, pur
in un quadro molto particolare, “Maledetti vi amerò”(1980) di Marco Tullio
Giordana e “La festa perduta” di Pier Giuseppe Murgia, fanno parte di
questo discorso. Se ci guardiamo indietro ci accorgiamo che il rapporto
fra cinema e resistenza, assume valore non solo enon tanto in quanto dato
storico, ma come nucleo di valori comuni a una generazione o a parte di
essa, un identico senso morale, verrebbe da dire parafrasando la
definizione data da Roberto Rossellini del neorealismo. Un corone sottile
e tenace che qualche volta sembra scomparire perdersi nelle nebbie e nel
frastuono dei tempi, per poi riapparire ricco di nuove potenzialità, di
altre proposte di sguardo. C’è qualcuno disposto a giurare che fra non
molto il “berlusconfinismo” non partorirà una nuova voglia di visite,
anche cinematografica, alla Resistenza?
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