|

il
lago di Martignano
Situato sul fondo di un edificio vulcanico facente
parte del gruppo dei Monti
Sabatini, il lago di Martignano, pur essendo
uno tra i più piccoli bacini vulcanici del Lazio, presenta però un
notevole interesse dal punto di vista naturalistico, anche a causa del
relativo isolamento della zona. L'assenza di strade litoranee e di
rilevanti insediamenti umani, permettono a tutt'oggi la conservazione di
un ambiente naturale ricco sia floristicamente, che faunisticamente.

Il bacino è formato da due crateri, mentre un terzo
è riconoscibile nel settore nord-occidentale (Stracciacappa).
Le sponde scendono rapidamente e con regolarità verso un pianoro
centrale situato fra i 50 e i 60 metri sotto il livello dell'acqua.
Il lago non ha emissari: esso ha una lunghezza di km. 2,015, una
larghezza di Km. 1,545 e un'area di Kmq. 2,440. La profondità massima
è di circa 60 metri.
L'area di Martignano fu frequentata dall'uomo sin dai
tempi più remoti; le presenze umane risalgono al Paleolitico Inferiore.
| E' stata localizzata, durante una
serie di immersioni, nel settore Nord-Orientale dell'alveo del
lago, una zona di fondale che scende dolcemente sino ad una
profondità di m. 32 circa dal pelo dell'acqua; su di un
fronte lungo circa m. 30 si è rinvenuta una struttura lignea
alta cm. 20, formata da una serie di rami sovrapposti e da
pali scortecciati del diametro variante dai 10 ai 35
centimetri; alcuni pali sono infitti verticalmente sul
fondale, altri sono invece in posizione orizzontale. La
struttura lignea era posta ai bordi di una parete fortemente
inclinata, forse da riconoscere come antica riva. Sul luogo
sono state notate delle pietre disposte a circolo che
presentavano il lato interno annerito; tracce di fuoco sono
visibili anche su alcuni pali ed in alcuni tratti del fondale
che in questa zona mostra una superficie molto compatta.
Tra le due Età del Bronzo e del Ferro le
tracce di insediamenti umani diventano sempre più
considerevoli nei nostri luoghi, anche se manterranno la
caratteristica di piccoli villaggi, le cui esistenze
resteranno legate alle vicende che accompagneranno le
popolazioni veienti e romane.
|
Esempio
di ossuario d'impasto della prima età del
ferro (Cerveteri, Museo Archeologico
Quest'immagine realizza il carattere
egualitario e guerriero della società di
villaggio precedente il contatto con la
civiltà dei mercanti greci e orientali. |
|
|
L'acquedotto
Alsietino
I romani chiamavano il lago di Martignano, "Alsietinus"
e ne convogliarono le acque a Roma. Fu per volontà di Augusto che nel 2
a.C. ebbe luogo la realizzazione dell'Acquedotto Alsietino, un'opera che
dal lago di Martignano, attraverso un percorso di 33 Km. raggiungeva
Roma e la regione transiberina, recandovi le acque non molto gradevoli
del lago. L'opera è documentata da fonti e testimonianze epigrafiche;
l'acqua non salubre veniva solo di rado utilizzata dalla popolazione
mentre di norma era impiegata per alimentare la naumachia augustea, per
l'irrigazione dei Giardini di Cesare e delle fattorie private. La
Naumachia di Augusto si estendeva ai piedi del Gianicolo, tra le attuali
chiese di S. Cosimato e di S. Francesco a Ripa. Era di forma
rettangolare e fu realizzata nel 2 a.C.. Alla battaglia inaugurale
parteciparono 300 uomini, oltre a quelli destinati ai remi. Al centro
sorgeva un'isola alla quale si accedeva attraverso un ponte mobile
mentre intorno vi era il Bosco dei Cesari, dedicato ai figli
dell'imperatore.
Sull'Aurelia, nel 1887, fu rinvenuta un'epigrafe da
cui si apprese l'esistenza di canali di irrigazione da cui attingevano
acqua i privati. Dell'acquedotto si conoscono l'origine ed il termine,
mentre è soltanto ipotetico il percorso. Il Nibby esplorò l'emissario
fatto costruire da Augusto e propose un tracciato che raggiungeva
attraverso numerose tenute S. Cosimato, ove in effetti, nel 1720 si
rinvenne una grande cavità con pareti a cortina di incerta
attribuzione. L'esplorazione della parte iniziale del cunicolo lungo
circa 200 m. ha permesso di esaminare numerosi crolli che mostrano un
degrado avvenuto sul finire del 1 secolo d.C..
Con la costruzione dell'acquedotto Traiano (109 d.C.)
si smarriscono le notizie dell'acquedotto Alsietino che probabilmente
vedeva annullata la sua funzione dal nuovo impianto di percorso
parallelo. Al riguardo si presume che il secondo acquedotto utilizzasse
in alcuni tratti le strutture in superficie del primo.
I successori di Augusto cercarono di incrementare le
acque dell'acquedotto attingendo a nuove fonti e principalmente dalle
acque del lago Sabatino. L'effettivo incremento si ebbe con Paolo V da
cui poi l'impianto prese il nome: Acqua Paola.
Galeria è posta come punto d'incontro fra
l'acquedotto Alsietino e quello Paolo. Lo testimonierebbe un'epigrafe
rinvenuta nei pressi della via Clodia, nelle vicinanze del Casale di
Galeria e di cui si fa menzione nelle "Notizie e Scavi" del
1837. Si tratta di una lastra di travertino d'età augustea, trovata
come coperchio di una conduttura d'acqua proveniente dal lago di
Bracciano; anche se è da escludere che il luogo del ritrovamento fosse
il sito preciso in cui la lapide originariamente fu posta, si può
comunque ritenere che in prossimità del luogo dovesse passare
l'acquedotto augusteo. Al riguardo si può avanzare l'ipotesi che
l'epigrafe sia stata all'origine posta nel punto di congiungimento dei
due corsi d'acqua.
Nel 1828 la Presidenza delle Acque e delle Strade, per
sopperire alla deficienza dell'acquedotto Paolo, aprì un traforo di
comunicazione tra il lago di Martignano, quello di Bracciano ed una
diramazione con quello di Stracciacappa. Ciò determinò il definitivo
prosciugamento dell'alveo paludoso di Stracciacappa e fece abbassare il
livello del lago di Martignano di circa 12 metri. Oggi infatti l'incile
del cunicolo-emissario è a circa 12 metri al disopra del livello del
lago.
La Foresta
Fossile
Le profondità del lago custodiscono una "foresta
fossile" di grandi querce. I risultati di recenti studi di
carattere geomorfologico e ricerche di laboratorio sui frammenti
subfossili di alberi sommersi rinvenuti nel lago alcuni anni orsono,
appaiono particolarmente importanti per la storia dell'Acquedotto
Alsietino.
Gli alberi localizzati documentano in maniera
inequivocabile una variazione del livello del lago in epoca storica.
Attraverso le analisi ottenute con il metodo C 14, si evidenzia una
variazione di livello avvenuta in un periodo che oscilla tra gli inizi
del lì secolo e il IV sec. d.C.. La data di "morte" di alcuni
alberi, dai quali sono stati rilevati i campioni per le datazioni, si
aggirerebbe intorno all'anno 500 d.C.. La quota di immersione degli
alberi è riferita al livello attuale del lago, che però era maggiore
di 12 metri fino al 1828 quando ancora non era stato praticato il
traforo tra il lago di Martignano e quello di Bracciano.
L'ultimo millenio
Con il decadere dell'Impero Romano, le notizie intorno
al nostro territorio vanno estinguendosi. Le incursioni del barbari e
l'abbandono delle campagne che ne consegue, calano per un lungo periodo
un velo di silenzio sulla regione ed in particolare sui luoghi di
Martignano.
Soltanto con il Basso Medioevo l'area comincia a
ripopolarsi e si torna a parlare di Martignanum (da un possessore di
nome Martinus) quale fondo della massa Cesena assegnato al vescovo di
Silva Candida nel 910 da papa Sergio II. Dopo lo smembramento della
massa Cesena nel XII secolo, sorsero a Martignano un castello e un borgo
che divennero proprietà della famiglia Curtabraga e dei Normanni. Nel
secolo successivo Martignano è ancora possedimento dei Curtabraga,
eccetto il lago che apparteneva alla "Libera Università di
Campagnano".
Nel 1416 Martignano risulta tra le terre inabitate;
all'abbandono contribuirono senza dubbio le due pestilenze che colpirono
il Lazio nel 1381 e nel 1390 e le lotte feudali tra le varie casate
romane.
Tra le memorie del luogo ricordiamo la vendita della
quarta parte di Martignano da Gregorio Zuccari di Campagnano al
cardinale Alessandro Crivelli nel 1562; la vendita della tenuta di
Martignano al detto cardinale nel 1574; il passaggio dei beni del
cardinale al Collegio Crivelli nel 1661. Paolo V nel 1612 alimentò con
le acque di Martignano la fontana del Gianicolo.
I resti dell'abitato medievale di Martignano
consistono nel casale situato sul versante del lago prospiciente monte
S. Angelo e in due costruzioni rurali sul versante opposto, per le quali
è stato impiegato materiale di edifici più antichi.
Oggigiorno il lago di Martignano costituisce una delle oasi
paesaggistiche più intatte d'Italia. Fortunatamente.
L'ambiente naturale
 |
Nel territorio del lago di
Martignano sono presenti tre tipi di aree ambientali: la zona
umida, la boschiva o, più precisamente, quella della macchia,
la prativa.
Ambiente acquatico è definito l'insieme di
tutte le masse d'acqua, siano correnti come i fiumi o ferme
come i laghi e le paludi.
|
La vita in esso è condizionata da due parametri
fondamentali: temperatura e composizione chimica.
Analisi della composizione chimica dell'acqua hanno rilevato tracce di
salinità, pur se relative, maggiori rispetto alla norma degli altri
bacini lacustri.
Secondo una teoria geologica le sedi dei crateri
vulcanici dei Monti Sabatini, al termine della loro attività eruttiva,
sarebbero sprofondati sotto il livello del mare e successivamente
riaffiorati per effetto di terremoti.
L'acqua raccolta in questi bacini sarebbe stata originariamente marina e
tracce di salinità si conserverebbero ancora, dato il lento ricambio,
con effetti sulla flora e la fauna del lago.
La composizione chimica influisce, soprattutto per i minerali disciolti,
sulla composizione del plancton e quindi della fauna che di esso si
nutre, come anche della vegetazione limitrofa alle acque.
La vegetazione nel lago, lungo le sponde e
all'interno, presenta una formazione abbastanza tipica e poco intaccata
dalla presenza umana: all'interno vivono piante sommerse (come i
Potamogeti e i Miriofili), seguite, procedendo verso la riva, da piante
galleggianti (ad esempio le ninfee e le lenticchie d'acqua), da piante
completamente emerse, anche se le loro radici affondano in un terreno
perennemente intriso d'acqua o temporaneamente allagato (come le canne,
gli equiseti, il crescione, ecc.) e, sulla sponda, a ridosso di queste
zone si forma una vegetazione arborea igrofila, cioè amante dell'umidità,
rappresentata da salici, pioppi ed ontani.
La formazione più appariscente è il fragmiteto, associazione vegetale
che prende il nome dalla cannuccia di palude (phragmites communis), alta
qualche metro, che costituisce un ottimo rifugio per gli animali,
affiancata dallo scirpus lacustris.
Nella zona sud del lago una spiaggia sabbiosa si
prolunga sott'acqua, limitata da banchi di macrofite sommerse e,
dall'inizio, della prateria a caracee che si spinge fino a 10-15 m. di
profondità.
In primavera le zone più umide prosperano di equisenti, iris, menta
acquatica, trifoglio.
Per quanto riguarda l'ambiente boschivo esso è
fortemente intaccato dall'intervento dell'uomo che lo utilizza per i
tagli annuali, mantenendo un bosco ceduo al posto di un possibile bosco
ad alto fusto.
Dall'estrema diradazione del bosco prende origine una formazione
vegetale particolare che prende il nome di macchia mediterranea.
Essa sostituisce oggi l'antica foresta di lecci e di altre specie di
querce che caratterizzavano il paesaggio. È costituita da arbusti di
quelle stesse piante che formavano la foresta e che raramente giungono
ad assumere un aspetto arboreo maturo: tra questi ricordiamo l'alloro,
la fillirea, il corbezzolo, l'olmo, ecc.
Questi arbusti tendono ad apparire in formazioni aperte e basse,
intricate di rampicanti (smilacee, dematidi, caprifogli, rovi) e spesso
invase da piante aromatiche (elicriso, rosmarino, ecc.).
Il terreno vulcanico favorisce la presenza della quercia; l'umidità
quella del salice.
Questo tipo di ambiente umido e intricato favorisce l'habitat adatto a
cinghiali, volpi, donnole, lepri, fame, istrici, tassi.
L'ambiente prativo e rurale è molto eterogeneo,
derivato in gran parte dalle profonde trasformazioni operate dell'uomo
sull'ambiente naturale, ma ormai talmente vario che in esso si sono
adattati a vivere molti tipi di animali.
Solo poche formazioni erbacee sono naturali e si mantengono nel loro
stato: lasciati a se stessi molti campi tornerebbero, attraverso vari
stadi successivi, a coprirsi prima di macchia e poi di bosco.
La zona circostante il lago di Martignano presenta una
formazione definita "steppa culturale", rappresentata da campi
di cereali e prati usati per il pascolo e la fienagione. Dominano qui le
graminacee.
Intorno alla zona a macchia è significativa la presenza di piante che
denotano un pascolo intenso, essendo piante rifiutate dagli animali come
i velenosi asfodeli ed euforbie e i pungenti cardi ed eringi, che
vengono per questo favoriti nello sviluppo.
Tutte le piante erbacee sono caratterizzate da una spiccata stagionalità.
Tipici ed abbondanti abitatori di queste zone sono la
luscengola, il rospo comune, il ramarro, la lucertola campestre, il
biacco, la vipera, il riccio, la lepre comune, il toporagno la fama, la
donnola, la volpe, la talpa.
Caratteristica particolare della zona di Martignano è
la grande abbondanza della ginestra, che ha una funzione particolare
come pianta pioniera. Le zone tufacee lasciate a prato e a pascolo, per
il continuo passaggio di animali, tendono a perdere lo strato
superficiale di terriccio su cui cresce il prato ed a denudare lo strato
sottostante di tufo.
L'unica pianta che riesce a svilupparsi su questo terreno duro è la
ginestra, grazie alle sue radici che penetrano all'interno e fratturano
il tufo. Per queste caratteristiche viene definita "pianta
pioniera" in quanto prepara un nuovo terreno alla nascita della
vegetazione erbacea.
Il Lago è come un bicchiere d'acqua, solo più
grande. Se l'acqua si sporca o finisce, bisogna cambiarla. E se a
cambiarla ci deve pensare la natura, dobbiamo rispettare i suoi tempi,
che sono lunghi.
A Martignano non bastano due secoli, forse nel lago c'è ancora un pò
d'acqua dei tempi di Napoleone.
Difendere una risorsa fragile e irripetibile come questa non vuol certo
dire isolarla con un recinto, ma garantirne un uso corretto e rispettoso
dei diritti di chi tornerà domani.
Impariamo ad avvicinarci alla natura con passo leggero.
Ma una zona di così grande interesse naturalistico
che, quasi per miracolo, è ancora rimasta sostanzialmente intatta alle
porte di Roma, corre tre grossi pericoli:
- Il primo è costituito dagli interventi dannosi da
parte dell'uomo: come l'afflusso turistico massiccio e
incontrollato; il taglio indiscriminato del bosco; l'abuso di
sostanze chimiche in agricoltura.
- Il secondo legato alle caratteristiche fisiche del
lago le sue piccole dimensioni e l'assenza di un emissario lo
rendono particolarmente fragile di fronte ad ogni aggressione, vista
la sua capacità di ricambio estremamente lenta.
- Il terzo deriva dalla divisione del suo piccolo
territorio fra tre entità amministrative: i comuni di Roma,
Anguillara e Campagnano. Il primo spesso preoccupa per la sua
disattenzione e disinteresse per le sorti del lago ed i vari piani
regolatori prevedono ognuno diverse destinazioni di questo
territorio con vari indici e tipologie edilizie.
Ma il lago di Martignano non potrebbe assolutamente
sopportare tutto ciò e per questo si impone con urgenza che la Regione
Lazio approvi una legge regionale che istituisca la RISERVA NATURALE DEL
LAGO DI MARTIGNANO assegnando ad un unico Ente: il Consorzio, la
gestione naturalistica di questo prezioso territorio
Valle di
Stracciacappa
Una piccola valle, quasi una bomboniera verde in cui
il colore fresco dei prati si integra cromaticamente con quello più
intenso della corona boschiva, interrotta dalla forma verticale
dell'antica torre.
Del lago Paparano e dei Curtabraca, antichi signori
del castello di Stirpaccappa non v'e traccia nella memoria odierna.
Stracciacappa è un'oasi di pace per i sensi degli
uomini violentati dalla vita moderna.
Difendiamo
questo bene!!
Roncigliano
Conoscete "NUCIGLIANUM", un vivace borgo
medievale, immerso nel verde lussureggiante di una delle belle selve del
Lazio, che nell 200 pagava 10 rubbie di sale l'anno come tassa ai suoi
vassalli e che, quindi, contava 200 abitanti (non pochi per un borgo
medievale).
I resti di quel borgo sono ancora al centro di un
bosco di circa 1000 ettari - tipica macchia mediterranea con presenza di
querce, castagni, olmi, allori e un fitto sottobosco in cui vive una
ricca fauna di cinghiali, daini, tassi, istrici, volpi, ecc.
I rischi di aggressione speculativa a questo complesso
storico-naturalistico possono essere debellati solo con un tempestivo
inserimento di quest'area nel già esistente Parco
suburbano del Treja.
La Mola Maggiorana
 |
In una epoca in cui la ricerca di
fonti di energia alternativa è diventata una delle esigenze
più impellenti, le numerose "mole" (Maggiorana, dei
Monti, Monte-gelato, di Formello, ecc.), si offrono ancora ai
nostri occhi curiosi come originale testimonianza dell'uso
dell'energia idrica per l'attività degli uomini nostri
predecessori.
Se per lo sviluppo moderno sapessimo
imparare questa lezione di saggezza ed equilibrio che queste
opere ci trasmettono, avremmo speranze per il futuro.
|
Intanto il comune di Campagnano, con apposita
delibera, ha stabilito la salvaguardia della Mola Maggiorana ed il suo
inserimento nelle Aree protette comunali indicandola quale potenziale
sede di un futuro Centro Visite.
Foto e testi tratti da:
"Martignano, una perla tra i Monti Sabatini" |
|